Da oltre 30 anni il territorio di Bergamo si distingue per la riflessione sulla questione abitativa, intrecciando strettamente l’ambito sociale a quello urbanistico. Nell’ultimo decennio a Bergamo sono state realizzate e avviate numerose iniziative, sia a regia pubblica, sia di natura privata, che hanno messo al centro il tema dell’abitare, per sostenere le famiglie e anziani in situazioni di fragilità e per avviare verso l’autonomia i giovani e le giovani coppie. L’azione del Comune di Bergamo fa leva in particolare sul rafforzamento del canone concordato, sul canone convenzionato e sull’housing sociale. Il Comune lavora in sinergia all’Ambito di Bergamo (che comprende, oltre a Bergamo, anche i Comuni di Gorle, Orio al Serio, Ponteranica, Sorisole e Torre Boldone), in particolare sull’offerta di edilizia residenziale pubblica e relativi contributi e con misure di mantenimento dell’alloggio per le categorie più fragili.
La domanda
L’analisi compiuta all’interno del Piano triennale dei Servizi Abitativi Pubblici e Sociali 2023-2025 stima che sul territorio dell’Ambito di Bergamo vi siano circa 1.000-1.500 nuclei familiari che esprimono una domanda di abitazione in locazione a costi calmierati.
Escludendo la domanda in grado di sostenere autonomamente l’offerta del mercato, si possono individuare 3 macrocategorie di domanda che si caratterizzano per diverse condizioni socio-economiche e per diverso orientamento all’offerta abitativa:
- la così detta “Zona grigia” delle politiche abitative identifica quella vasta fascia di popolazione che si trova in un limbo economico: persone che hanno un reddito troppo alto per accedere alle case popolari (Servizio abitativo pubblico) ma troppo basso per sostenere i prezzi del libero mercato, sia per l’affitto che per l’acquisto. Si osserva che la “zona grigia” è in costante espansione: se fino a 15-20 anni fa riguardava solo le fasce più fragili dei lavoratori, oggi lambisce ampi settori del ceto medio urbano. Da un punto di vista urbanistico, si osserva come questa fascia di popolazione venga tendenzialmente infatti espulsa dai centri urbani, orientandosi verso le periferie o l’hinterland (gentrificazione).
Si tratta di un forte mix da un punto di vista sociale che condivide la stessa vulnerabilità economico-abitativa:
• ISEE fra gli 14.000 € e i 25.000 €;
• lavoratori “poveri” (Working Poor): persone con un impiego stabile ma con salari che non sono cresciuti al passo con l’inflazione e il boom degli affitti;
• giovani coppie e single: precari o con contratti a termine, non hanno garanzie sufficienti per un mutuo ma non hanno punteggi abbastanza alti per le graduatorie pubbliche;
• famiglie monoreddito o monoparentali: nuclei che, a causa di una separazione o della perdita di un lavoro, vedono il proprio potere d’acquisto crollare improvvisamente;
• studenti fuori sede, spesso costretti a soluzioni abitative precarie o sovraffollate;
• anziani con pensioni minime che pur avendo una casa di proprietà, non riescono a sostenerne le spese di manutenzione o le utenze, o che vivono in affitto con redditi fissi erosi dal caro vita. - si rivolge ai Servizi abitativi pubblici quella fascia di popolazione che si trova in difficoltà economica o sostenibilità. Nel caso di patrimonio pubblico infatti, l’alloggio è a “canone sociale”, ovvero proporzionato alla condizione economica-patrimoniale. In questo caso il mix sociale è più contenuto con alcune caratteristiche comuni:
• reddito estremamente basso o nullo (ISEE spesso pari a 0 € e sotto i 3.000 € per i cosiddetti “indigenti” fino agli 8.000 €);
• stranieri residenti discriminati su mercato della locazione: famiglie spesso monoreddito, in corso di ricongiungimento, singoli (o in coabitazione);
• famiglie e persone in condizione di emergenza abitativa, nella fase di rilascio dell’abitazione;
• fragilità diversificate, spesso seguiti dai Servizi sociali: disabilità, disagio psichico, anziani semi autosufficienti, uscita da percorsi terapeutici/riabilitativi/comunitari, donne vittime di violenza, senza fissa dimora in situazioni di grave marginalità; - la fascia di marginalità, seppure residuale, di chi resta fuori dal mercato abitativo è composta da persone con bisogni sociali importanti, in povertà estrema o emarginazione cronica, senza fissa dimora e senza reti amicali-familiari, con fragilità di vario titolo nella residenza (permessi scaduti, irreperibilità, ecc.). Si tratta di persone che, una volta ottenuta una casa, faticano a mantenerla senza un supporto sociale-educativo costante.


